Giornata mondiale della poesia 2025
La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla 30^ Sessione della Conferenza Generale Unesco nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo seguente. La data riconosce all'espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace. Già dal primo anno della sua istituzione ha come obiettivo di promuovere la lettura, la scrittura, la pubblicazione e l'insegnamento della poesia in tutto il mondo, in quanto fondamento della memoria e, base di tutte le forme della creatività letteraria e artistica.
Si propone come spunto iniziale di riflessione un estratto dal discorso tenuto da Eugenio Montale nel 1975 a Stoccolma al momento del ritiro del premio Nobel per la letteratura. Il poeta si pone l’interrogativo sul valore e l’attualità della poesia. Si propone un estratto.
Nel mondo c’è un largo spazio per l’inutile, e anzi uno dei pericoli del nostro tempo è quella mercificazione dell’inutile alla quale sono sensibili particolarmente i giovanissimi.
In ogni modo io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà. Ma non è il solo, essendo la poesia una produzione o una malattia assolutamente endemica e incurabile.
Per fortuna la poesia non è una merce. Essa è una entità di cui si sa assai poco, tanto che due filosofi tanto diversi come Croce storicista idealista e Gilson cattolico, sono d’accordo nel ritenere impossibile una storia della poesia. Per mio conto, se considero la poesia come un oggetto ritengo ch’essa sia nata dalla necessità di aggiungere un suono vocale (parola) al martellamento delle prime musiche tribali. Solo molto più tardi parola e musica poterono scriversi in qualche modo e differenziarsi. Appare la poesia scritta, ma la comune parentela con la musica si fa sentire. La poesia tende a schiudersi in forme architettoniche, sorgono i metri, le strofe, le così dette forme chiuse. Ancora nelle prime saghe nibelungiche e poi in quelle romanze, la vera materia della poesia è il suono. Ma non tarderà a sorgere con i poeti provenzali una poesia che si rivolge anche all’occhio. Lentamente la poesia si fa visiva perché dipinge immagini, ma è anche musicale: riunisce due arti in una. Naturalmente gli schemi formali erano larga parte della visibilità poetica. Dopo l’invenzione della stampa la poesia si fa verticale, non riempie del tutto lo spazio bianco, è ricca di « a capo » e di riprese. Anche certi vuoti hanno un valore.
Di seguito i link a due brevi contributi video nei quali è possibile ascoltare dalla viva voce di alcuni autori novecenteschi- tra i quali Montale, Ungaretti, Zanzotto- delle riflessioni sulla poesia e sulla figura del poeta.
Le tre chiavi di Italo Calvino per il duemila
In allegato alcuni testi di autori contemporanei.
Ultima revisione il 17-03-2025